Il fallimento di Lehman Brothers: cosa accadde alla società finanziaria

Oggi faremo un passo indietro nel tempo, andando a parlare del più grosso fallimento realizzatosi nella storia economica americana, da che se ne ha memoria. Stiamo parlando del fallimento di Lehman Brothers.

Ne ripercorreremo le vicende salienti attraverso questi passi.

  • Nascita della Banca.
  • Vicende che ne hanno caratterizzato la vita.
  • Inizio della crisi
  • La crisi ancora oggi
  • Considerazioni del Team imparare a Investire.

La nascita di Lehman Brothers

Ai più, apparirà singolare questa notizia, ma è vera. L’origine delle Lehman Brothers è dovuta alla migrazione negli Stati Uniti di tre fratelli bavaresi, esattamente da un paesino chiamato Rimpar, costituito oggi da meno di 8.000 anime.

Henry, Emanuel e Mayer giunsero oltre oceano in anni differenti, dal 1844 al 1850 e, proprio in quest’ultimo anno, costituirono la Lehman Brothers, attiva nel commercio tessile e nell’abbigliamento di fascia media. Nel corso dei decenni, l’oggetto sociale dell’azienda cambiò numerose volte, sino a raggiungere, nel 1906, il suo ultimo assetto definitivo, quello di Banca d’Affari

 

Lehman brothers caso

Nel 1969 morì Robert Lehman, figlio di Philip e nipote di Emanuel, e con lui l’ultimo appartenente alle famiglie dei fondatori

La redditizia Società fu affidata, nei decenni, alle sapienti mani di ottimi manager d’azienda, ad esempio citiamo Peter G. Peterson allora Amministratore Delegato della Bell & Howell Corp., attiva nel settore delle cineprese e dei proiettori, ed in seguito di apparecchi elettronici. 

L’ultimo A.D. fu il tristemente noto Richard S. Fuld jr. del quale parleremo più avanti.

Vicende che ne hanno caratterizzato la vita

  • Nel 1883 la società divenne membro sia della Borsa del Caffè che della Borsa Valori di New York.
  • Nel 1906 avvenne la svolta commerciale. Si alleò con la Goldman Sachs & Co. per entrare nel mondo delle Banche d’Affari.
  • Nel 1969 la svolta che fu il preludio della sua fatale bancarotta, avvenuta nel 2008. Fu proprio la fusione con American Express a determinarne il lento declino.
  • Nel 1994 l’alleanza con AmEx fu rotta e la nuova, e più snella, società si quotò al NYSE con il nome di Lehman Brothers Holdings, nome che non mutò più sino al triste epilogo.
  • Nel 2001 l’attacco alle Twin Towers determinò un tracollo generale dell’economia, che non risparmiò nemmeno la neonata Lehman che ne uscì fortemente ridimensionata come area di attività. Pensate che solo 26 anni prima, nel 1975, era considerata la quarta Banca più importante degli Stati Uniti, dietro solo a giganti del calibro di Salomon Brothers, Goldman Sachs e First Boston!
  • Nel 2003 si aprì un’incresciosa, a livello reputazionale, vertenza con la SEC (Securities & Exchange Commission), la versione americana della nostra CONSOB che si concluse con una mega multa di 80 milioni di dollari a carico della bancaSui reali capi d’accusa non si fece mai “veramente luce”. Dai verbali delle udienze si è appreso che parecchi dipendenti della Lehman percepivano “generosi” bonus legati ai risultati delle proprie analisi condotte sui mercati. Questo era un palese conflitto d’interessi che si rivelò estremamente nocivo per la Lehman stessa. Da allora, il danno d’immagine fu irreparabile e ne sancì, 5 anni dopo, il crash che tutti conosciamo. 

L'inizio del fallimento di Lehman Brothers

Siamo così giunti all’agosto del 2007, anno famoso per aver innescato la crisi dei mutui subprime.

Il 13 settembre dell’anno dopo, ovvero il 2008, ci fu da parte di alcuni autorevoli membri della FED (banca centrale americana), il disperato tentativo di salvataggio dell’istituto che vantava ormai debiti pregressi pari a 639 miliardi dollari, debiti mai più restituiti. 

Furono coinvolte banche americane, europee ed asiatiche, ma i colloqui naufragarono, schiacciati dall’insostenibile peso delle passività (debiti) di bilancio. 

I 26.000 dipendenti del gruppo persero istantaneamente il loro posto di lavoro. Le svariate sedi ed uffici furono immediatamente messi all’asta ed i ricavi, meno di 65 miliardi di dollari, servirono per ripianare neanche il 10% dei debiti accumulati.

In particolare, sotto la direzione di Richard Fuld, si verificarono i casi più eclatanti di illecito e corruzione. Pare furono versati nelle tasche di influenti membri del Congresso cifre vicine ai 300.000 dollari. 

Inoltre, lo stesso Fuld aveva acconsentito a firmare bilanci palesemente falsati nei loro dati essenziali, con utili gonfiati e debiti ridotti al lumicino

La credibilità agli occhi del mercato era ormai definitivamente compromessa. Nessuna Istituzione avrebbe più prestato un dollaro ad una Società che si presentava con bilanci falsati

La crisi protratta ancora oggi

L’onda lunga del fallimento si sta propagando ancora oggi. Sono decine di migliaia le cause aperte in tutto il mondo e, appena qualche immobile riesce ad essere dismesso, si fa fronte ai creditori con cifre che, almeno in parte, ristorino del danno subito. 

Ma stiamo parlando di molto meno di 100 miliardi di dollari restituiti, a fronte di quasi 640! Una percentuale imbarazzante.

È triste ricordare che negli anni di massimo splendore la Lehman era considerata lo “Specialist” numero uno in America per quanto concerneva il trading obbligazionario ed i collocamenti a freddo operati dalla FED. 

Tutto il transato dei bond passava attraverso i canali diretti o indiretti della Holding. Il primato, detenuto sino ad allora, da Morgan Stanley, era stato scippato.

 

I consigli del Team Imparare a Investire

La conclusione di questa vicenda, ce lo auguriamo, dovrà servire da monito alle future generazioni di AD (amministratori delegati) che un giorno occuperanno le più alte poltrone di Wall Street. 

La spregiudicata avidità, storicamente, ha sempre portato a rapide crescite e ad altrettanto ripidi precipizi. La storia è piena di casi simili. Per fortuna, non tutti nel settore finanziario. 

Ricordate la bolla dei tulipani del 1637? O il caso della ENRON, parlando di tempi recenti? O quello della petrolifera Texaco. 

O di due delle “big seven” del settore automobilistico americano, GM e Chrysler?

La parabola ascesa/ crollo è sempre la stessa. 

Un’altra concausa è sicuramente il fenomeno del “gigantismo”, ossia di quella impetuosa crescita dimensionale che espone a così infidi e sottili rischi, da accecare completamente chi è talmente miope da non vederli a così breve distanza.  

Per fortuna questa distorsione del mercato si è notevolmente ridotta a cavallo del millennio ed oggi, salvo rari casi in settori di stampo monopolistico (come quello dei grandi produttori di aerei). 

Il gigantismo sta lasciando lo spazio alla ritrovata efficienza operativa, slegata dal fattore dimensionale. Ci vengono in mente molte società, come: Tesla Motors, Netflix, Microsoft, Facebook (ora Meta), Symantec, giusto per citarne alcune. 

Ma alla base di tutto rimane sempre l’onestà ed il cuore delle persone a decretare la sopravvivenza o la morte di qualunque attività commerciale.    

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